Agenti: quando un LLM usa gli strumenti
Un modello, da solo, sa solo scrivere testo. Ma se il testo che scrive è una richiesta («chiama il meteo per Roma») e qualcuno la esegue per lui, può cercare, calcolare, leggere file e agire. Un agente è proprio questo: un LLM che lavora in ciclo con degli strumenti.
Che tempo farà domani a Roma? Se piove, suggeriscimi un museo vicino al Colosseo.
Premi Passo successivo e segui il ciclo: il modello non esegue mai nulla da solo, scrive una richiesta strutturata e aspetta il risultato.
Gli strumenti si descrivono
All'inizio l'applicazione mette nel contesto l'elenco degli strumenti: nome, a cosa servono e quali argomenti accettano. Per il modello è testo come un altro.
Il modello chiede
Quando gli serve un'informazione, invece di rispondere scrive una chiamata strutturata, di solito in JSON: quale strumento e con quali argomenti. È addestrato apposta per farlo.
L'app esegue
L'applicazione esegue davvero lo strumento, incolla il risultato nel contesto e ridà la parola al modello. Il ciclo continua finché il modello decide che ha finito.
MCP, la «presa universale». Ogni applicazione descriveva gli strumenti a modo suo. Il Model Context Protocol, uno standard aperto presentato da Anthropic nel 2024 e oggi adottato da molti, fissa un formato comune: uno strumento scritto una volta come «server MCP» (per un calendario, un database, un repository di codice) funziona con qualsiasi applicazione compatibile.